A cura di Andrea Liccese 4CI WebTv F. Giordani
Ieri pomeriggio, presso il “Consorzio di tutela della mozzarella di bufala Campana”, la dottoressa Antonella Serpico, Dirigente Scolastica dell’IIS “F. Giordani” di Caserta, con gli alunni della 4° Liceo Scientifico Scienze Applicate, accompagnati dalla docente Maria Grazia Madonna e gli studenti del corso serale per adulti, indirizzo Informatica e Meccanica, accompagnati dalla docente Jessica Iovane, in occasione della presentazione del libro “I diavoli dell’Averno” di Antonio Castaldo, ha iniziato il primo incontro nell’ambito dei seminari di un progetto di lettura che vede protagonisti gli studenti dell’Istituto.
La Dottoressa Serpico, alla presenza del Presidente del Consorzio, Domenico Raimondo, di Maria Alessandra Santillo, Direttrice dell’Agenzia delle Dogane, del Procuratore Alessandro Melita e dell’autore del libro stesso, Antonio Castaldo, ha dato il via all’evento, rivolgendo ringraziamenti al Presidente che hanno messo in evidenza come il partneraniato tra il “Giordani” e il Consorzio stia dando quel “quid” in più agli studenti per quanto riguarda la sensibilità verso i temi della legalità, già iniziati mediante percorsi ad hoc presso la nostra scuola, come testimoniano gli incontri-evento dei mesi scorsi, con l’Agenzia delle Dogane stessa, di cui Maria Alessandra Santillo è direttrice. I ringraziamenti della D.S. al Presidente hanno rimarcato come il binomio cibo-cultura, nel territorio di Terra di Lavoro, debba essere un valore aggiunto che faccia da traino affinché, quando si parla di queste terre, non si pensi più solo agli stereotipi legati ai luoghi comuni di terra di camorra o terra dei fuochi. L’intervento della Dirigente sottolinea che, quando la scuola funziona bene, essa stessa diventa comunità e riesce a trasformare la lettura in un momento particolare di riflessione e di sviluppo del pensiero critico, annullando la cultura della criminalità e dell’anarchia, che vengono attributi al nostro territorio. Il libro, infatti, parla della strage di Castel Volturno, avvenuta il 18 Settembre del 2008 ad opera di Giuseppe Setola, un sanguinario camorrista del clan dei casalesi.
Dopo le parole della Dottoressa Serpico, il Presidente del Consorzio ringrazia, a sua volta, la Dirigente, sottolineando anche lui, come la cultura del cibo sia legata alla cultura della terra e alla cultura della persona, ribadendo che il concetto di terra dei fuochi deve essere per noi inteso come il fuoco della cultura e non della camorra.
Successivamente, sulla scorta delle domande poste dalla giornalista, prende la parola, il procuratore Alessandro Melita che ha portato a termine il processo sulla strage dei ghanesi ad opera del clan di Setola. Importanti considerazioni vengono fatte anche sulle figure dei giornalisti e degli scrittori, scomodi per il loro lavoro di riportare fatti che denunciano gli affari loschi.
Prende la parola la Dottoressa Santillo che, da figlia di poliziotto, nato a Macerata Campania e diventato comandante di un commissariato di Formia, racconta, dal proprio punto di vista, i sentimenti ispirati dalla lettura del libro, che le ricordano quei territori che, negli anni ’80, sono stati teatro di guerra.
Durante il corso dell’evento, legge alcune pagine del libro, Ulrico Isernia, in particolare quelle in cui l’autore descrive la vita di un noto imprenditore di Castel Volturno, Domenico Noviello, la cui figlia Matilde, presente in sala, che ha condiviso, con la propria testimonianza all’autore, i momenti vissuti da lei e dalla sua famiglia dal momento in cui il padre ha denunciato i suoi estorsori, che lo uccideranno dopo 7 anni di persecuzioni, il 16 Maggio del 2008.
Quasi verso la fine dell’evento, gli alunni del “Giordani” Andrea Savastano e Gabriele de Maria, della 4ASA, e Carmine Santonastaso con Eliseo Stocchetti, studenti del serale, pongono domande su chi in realtà fosse Setola e quale ruolo svolgesse, prima della sua cattura. A tali quesiti l’autore risponde dicendo che Setola è stato un killer spietato, che si è sentito investito del comando e della forza della violenza, con un’ideologia rivoluzionaria per legittimarsi come colui che può sottomettere lo Stato. L’autore nel libro prosegue il suo racconto passando per altri fatti di cronaca che hanno visto protagonisti il clan dei casalesi, come ad esempio lo spietato stragista Domenico Bidognetti. Nel libro, inoltre, sono citate anche altre vittime, come ad esempio Don Peppe Diana, massacrato trucidamente, per la sola colpa di essersi posto anch’egli, in prima linea, nella lotta ai Casalesi.