A cura di Fulvia Bucci 4ASA e Ilenia Improda 4ASA – WebTv F. Giordani
In occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, il nostro istituto ha partecipato a un evento particolarmente significativo presso l’Archivio di Stato di Caserta, ospiti della direttrice dott.ssa Fortunata Manzi.
Le alunne, accompagnate dalle docenti, hanno preso parte a un’iniziativa che ha unito arte, testimonianze e approfondimenti giuridici, con l’obiettivo di sensibilizzare i giovani su un tema purtroppo ancora attuale.
L’incontro si è aperto con un intenso flash mob sulle note di “Bella così”, interpretato dalle studentesse, che ha subito creato un clima di forte partecipazione.
Subito dopo, gli attori Ivan e Francesco dell’associazione teatrale “Ali della Mente” hanno proposto immagini simboliche e potenti per spiegare che cosa sia la violenza, nelle sue forme visibili e invisibili, ricordando che la violenza non è solo fisica, ma anche psicologica, morale e sociale: è la donna ignorata dalla vicina, è il controllo, è il silenzio imposto.
La moderatrice Maria Beatrice Crisci ha sottolineato come il cambiamento culturale, soprattutto maschile, sia la prima forma di protezione per le donne, a cui si è aggiunto l’intervento della dott.ssa Manzi, la quale ha evidenziato l’importanza del ruolo delle istituzioni culturali nel diffondere consapevolezza.
Di grande impatto è stato l’intervento del questore Andrea Grassi, Polizia di Stato di Caserta, che ha invitato le ragazze a “trasformare lo specchio in finestra”: studiare, conoscere, aprirsi al mondo per diventare libere e consapevoli, ricordando le parole di Pasolini: “La cultura è l’unica droga che crea indipendenza”.
La nostra Dirigente Scolastica, prof.ssa Antonella Serpico, che ha fortemente voluto questa giornata, ha spiegato il senso profondo del convegno, ispirato alla frase “Ti lascio perché mi amo”, titolo del libro dell’avvocato matrimonialista Armando Corsini. Proprio l’avvocato Corsini ha affrontato il tema delle relazioni tossiche, spiegando come la violenza possa essere fisica, psicologica o economica, e come spesso la vittima non riesca a riconoscerla nell’immediatezza. Ha invitato i giovani a essere selettivi, a non ignorare i segnali e a ricordare che la prima difesa è l’amore per sé stessi.
È intervenuta anche la dott.ssa Lucia De Micco, giudice per le indagini preliminari, che ha illustrato la funzione della legge come strumento di tutela, pur sottolineando che la conoscenza normativa deve essere diffusa con maggiore forza.
E’ stata poi la volta del presidente dell’associazione “Noi Voci di Donne”, Tommaso Pastore, che ha descritto il funzionamento dei centri antiviolenza, che offrono supporto psicologico, legale e residenziale, sottolineando la difficoltà per molte donne non solo nel denunciare, ma anche nel trovare testimoni pronti a confermare fatti di violenza.
Momento di particolare commozione è stato quello delle testimonianze. La prima indiretta da parte di Angela Olino, operatrice del Centro, la quale ha voluto condividere con le ragazze presenti la storia di una ragazza intrappolata in una relazione fatta di controllo e abusi, che solo grazie al percorso di supporto è riuscita a uscirne.
La seconda è stata la testimonianza diretta di Francesca, vittima di violenza da parte del suo ex compagno, che ha raccontato, con non poca commozione, il suo difficile percorso di denuncia e di rinascita, sottolineando che “non è amore tutto ciò che limita la libertà: controllare il telefono, la posizione, le amicizie”.
Nella parte finale, l’architetta Simona Vitelli ha presentato “Amori tossici nell’arte”, un percorso dedicato a Frida Kahlo come simbolo di resilienza.
È stata inoltre esposta un’opera dell’artista casertana Gemma Amoroso, dedicata alle “donne invisibili”, come messaggio di forza e solidarietà.
L’evento si è concluso con un momento di profonda intensità: la lettura ad alta voce dei nomi di tutte le vittime di femminicidio in Italia nel 2025. La sala, avvolta da un silenzio assoluto, ha accolto uno a uno quei nomi, trasformando l’intera iniziativa in un atto di memoria collettiva.
Questa giornata ha dimostrato come scuole, istituzioni, forze dell’ordine, cultura e giustizia possano unirsi per contrastare la violenza di genere.
Il messaggio per gli studenti è chiaro: la violenza si combatte con la conoscenza, il rispetto e il coraggio di chiedere aiuto.